“ARTE E OMOSSESSUALITA’. DA VON GLOEDEN A PIERRE ET GILLES” a Firenze
Martedì 13 Novembre 2007 alle 18:08 - Elisa
Originariamente pensata per un’altra città, Milano, e per un’altra sede, Palazzo della Ragione, e passata alle cronache per la nota vicenda legata al veto espresso dalla giunta comunale milanese alla sua apertura, la mostra, promossa da Vittorio Sgarbi, curata da Eugenio Viola e organizzata da Artematica, presenterà 220 opere di 150 artisti, in grado di indagare, per la prima volta in Italia in maniera così ampia, le connessioni tra arte e omosessualità, dalla nascita della fotografia ad oggi.
La rappresentazione visiva di soggetti strettamente connessi all’omoerotismo è presente nella storia dell’essere umano dalla notte dei tempi, anche se le valenze culturali che esprime e i significati che sottende sono ovviamente il riflesso di contesti storici esocio-culturali particolari.
Scene a sfondo omoerotico compaiono nella produzione vascolare dell’antica Grecia e nei bassorilievi persiani, agli albori dell’arte orientale come nella rinascenza italiana e nel barocco; un fil rouge sottile che attraverso cortocircuiti e passaggi fondamentali giunge sino ad oggi, sviluppandosi autonomamente e molto tempo prima dell’elaborazione del moderno concetto di diversità digenere.
Ma cosa si dovrebbe intendere esattamente per “arte omoerotica“? Opere create da artisti della cui omosessualità siamo certi e in cui spesso, ma non necessariamente, è riscontrabile qualcosa che rimanda ad un gusto omoerotico? Oppure bisogna prendere in considerazione l’opera di autori che ufficialmente non risultano omosessuali ma le cui creazioni rivelano uno straordinario erotismo che spinge verso questa interpretazione?
Partire dall’omosessualità di un artista per l’interpretazione della sua opera presenta una serie di questioni spinosissime. La conoscenza dell’orientamento (omo) sessuale dell’autore in genere allerta circa la possibile presenza di una rappresentazione metaforica dell’omosessualità. Quale rapporto s’instaura tra biografia dell’artista e interpretazione dell’opera?
Il criterio di selezione delle opere in mostra non tiene conto di questo rapporto ma si basa sulle caratteristiche specifiche delle singole opere, individuando, oltre le convenzionali identità di genere, un filone tematico all’interno di un comune modo di sentire,di esprimere stati d’animo, attitudini, emozioni, senza alcuna pretesa di definire i canoni di uno “specifico omosessuale” nell’arte.
In base a questa logica alcune opere esibiscono un contenuto apertamente omoerotico, mentre in altre questo si esprime in modo latente attraverso codici specifici, simboli, allusioni, allegorie, metafore.Un percorso che dalle fotografie arcadiche del barone von Gloedenripercorre i territori della fotografia omoerotica, da Herb Ritts eBruce Weber a Mapplethorpe e Jack Pierson, con uno sguardo all’estetica camp di James Bidgood recuperata in anni più recenti da David Lachapelle.
Artisti che operano ormai in un momento storico incui è possibile affrontare liberamente tematiche gay, lesbiche otransgender, proponendo turbamenti e questioni preponderanti e spesso cruciali per buona parte dell’arte della fine del secolo scorso e dello schiudersi del nuovo millennio.
Un percorso per exempla che da Tamara de Lempicka e Carol Rama arriva a David Hockney, passando per le peregrinazioni identitarie di Ugo Rondinone, Yasumasa Morimura, EVA&ADELE
Informazioni:
“ARTE E OMOSSESSUALITA’. DA VON GLOEDEN A PIERRE ET GILLES” fino al 6 gennaio presso Palazzina Reale (Firenze)
Orario: da martedì a giovedì, dalle 14.00 alle 22.00; venerdì, dalle14.00 alle 24.00; sabato e domenica, dalle 11.00 alle 22.00; lunedì chiuso; biglietti: intero 7 Euro; ridotto 5 Euro
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